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La Festa dei Morti in Sicilia: quando portavano i regali

In Sicilia, il 2 novembre non è mai stato un giorno soltanto di memoria e cimiteri. Prima che Halloween arrivasse a suon di zucche intagliate e costumi, qui esisteva una tradizione molto più antica e affettuosa: la notte tra l’1 e il 2 novembre i defunti della propria famiglia, tornavano simbolicamente a far visita ai bambini, portando regali e dolciumi.

I più piccoli andavano a letto emozionati e la mattina iniziava la caccia al tesoro per tutta la casa. Tra giocattoli nascosti nei cassetti, mandarini infilati nelle scarpe e sacchetti pieni di dolciumi, c’era un protagonista assoluto: le Rame di Napoli.

Le Rame di Napoli: il biscotto di Catania che ha ingannato tutti con il nome

Morbide, speziate, ricoperte di glassa al cioccolato: le Rame di Napoli non hanno niente a che fare con Napoli. Sono un dolce 100% catanese, nato nell’Ottocento, ma il loro nome ha generato confusione per generazioni.

💡 Curiosità
Il nome “Rame di Napoli” deriverebbe da una riforma monetaria del periodo borbonico: per celebrare l’introduzione di una nuova moneta di rame, i pasticcieri catanesi avrebbero creato un dolce “ricco” nell’aspetto ma economico negli ingredienti, a base di cacao e spezie. Era beffa e insieme ironia e “panza” tutta catanese.

Dolci dei Morti nell’entroterra: la frutta… con il cognome

Nell’entroterra siciliano, come a Riesi e Caltanissetta, si usava regalare la frutta martorana. Da bambina, credevo che fosse il cognome di qualcuno – anche perché in paese di famiglie Martorana esistevano davvero – e non capivo perché la frutta avesse un’identità anagrafica.

🍐 Perché si chiama “frutta martorana”?
Il nome deriva dal Monastero della Martorana di Palermo, dove le suore benedettine erano famose per realizzare frutti finti in mandorla e zucchero per decorare l’orto in occasione della visita dell’arcivescovo. Da lì nacque la tradizione. In pratica, sono dolci di marzapane, ma dal gusto più intenso grazie all’aroma di agrumi.

Totò e altre tentazioni: il lato croccante della festa

Se le Rame di Napoli sono morbide e avvolgenti, i dolci dell’entroterra siciliano per la Festa dei Morti puntano sulla croccantezza. Impossibile non citare i Totò, biscotti tondi glassati metà bianchi e metà al cacao. Croccanti fuori, friabili dentro, e uno tira l’altro.

Accanto a loro, sulle vassoiate di novembre compaiono le Ossa di morto: biscotti bianchi, durissimi all’esterno ma cavi dentro, risultato di una lievitazione “a sorpresa” che avviene in forno. A guardarli sembrano davvero ossa sbiancate dal tempo, ed è forse il dolce più macabro della tradizione… ma anche uno dei più iconici.

E ancora i Bersaglieri biscotti al cioccolato morbini e la versione al limone e bianche le Regine. Non hanno un’origine certa: chi dice siano stati creati a Centuripe chi addirittura a Zafferana Etnea affermando che un pasticceri li inventò bianchi per offrirli agli sciatori. Un’altra versione ricorda che questi dolci vennero preparati da alcune donne catanesi dopo lo sbarco in Sicilia del ’43, utilizzarono le tavolette di cioccolato che gli Alleati regalavano  e il nome bersagliere è dovuto al fatto che i soldati a Catania venivano chiamati scherzosamente “bersaglieri”. Spesso questi dolci vengono accompagnati da Marsala, Malvasia o Zibibo.

🧺 I dolci dei Morti, in breve
Rame di Napoli – morbide, al cacao
Frutta Martorana – marzapane travestito da frutta
Totò – biscotti glassati bianchi e neri
Ossa di morto – duri fuori, vuoti dentro
Bersaglieri e Regine– biscotti al cioccolato o al limone

Tante prelibatezze

Tanti dolci per tutti i gusti e molteplici odori. L’autunno, quello siciliano, è arrivato, presto le vie verrà invaso dal fumo delle caldarroste, quelle buone? quelle dell’Etna che arrivano col primo freddo. Ecco, questo è il periodo dell’anno che preferisco, col fresco autunnale, il ricordo ancora sulla pelle del mare e del sole e la voglia di tornare a casa per una carezza e una dolcezza!

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