La Sicilia misteriosa tra miti e leggende!
C’è un modo tutto siciliano di parlare di mistero, di spiriti e di notti che profumano di zolfo e gelsomino. Prima che Halloween arrivasse con le sue zucche intagliate e i “dolcetti o scherzetti”, in Sicilia esisteva già una notte dedicata ai morti, ai fantasmi buoni e a quelli dispettosi. Un Halloween siciliano, verrebbe da dire, ma con il gusto del mosto nuovo, del pane dei morti e delle preghiere sussurrate davanti al braciere.Halloween e la sicilia: le radici pagane della tradizione siciliana
Molte tradizioni isolane affondano le radici nei culti antichi: greci, romani, arabi e normanni. I Sicani e i Siculi, popoli antichissimi, credevano che tra fine ottobre e inizio novembre il mondo dei vivi e quello dei morti si sfiorassero. Era il tempo della fine del raccolto, quando la terra si “addormentava” e le anime potevano tornare per una visita. Curiosità: in alcune zone si lasciava del pane o una scodella di latte vicino al camino, per le anime dei morti. Un gesto semplice, ma pieno di significato. I morti che tornavano sulla terra quella notte potevano mangiare qualcosaLa zucca: simbolo di mistero e ironia
Prima che diventasse simbolo di Halloween, la zucca era già protagonista nelle campagne italiane e anche siciliane. Cavata, svuotata e illuminata con una candela, diventava un teschio luminoso che spaventava i passanti. Ma non solo, la zucca vuota (da qui la definizione di zucca vuota per dire che una persona non aveva nulla in testa) era utilizzata per inserire oggetti o utensili. Altra questione è quella del “sale in zucca”: il sale allora era preziosissimo perché utilizzato pure per la conservazione del cibo quindi chi aveva tanto sale era ricco. Il sale spesso era conservato nella zucca ecco perché avere “sale in zucca” è invece un complimento che significa ricchezza di idee e intelletto.Anime dei morti e dolci tradizionali
Il 2 novembre non era solo giorno di lutto: era una festa d’amore. Si raccontava che le anime dei defunti tornassero nella notte per portare doni ai bambini buoni. Ecco spiegato il rito dei “regali dei morti”: dolci, pupazzi e frutta martorana nascosti in casa. Una festa dolce e inquieta allo stesso tempo, dove il confine tra sacro e profano si faceva sottile. Mi ricordo che io vivevo quella notte con curiosità e un po’ di paura e immaginavo i miei nonni seduti ai piedi del letto a osservarmi prima di lasciarmi i doni.Spiriti e fantasmi delle leggende siciliane
Uno dei periodi per raccontare le storie e le leggende per far paura e intrattenere era proprio questo periodo. Si raccontavano tante, alcune leggende altre erano fatti di cronaca trasformate in storie paurose e triste. Per esempio la storia della bellissima e giovanissima Angelina Mioccio, che si suicidò nel “castello” costruito dal padre come dono di nozze perché non voleva sposarsi. Si narra che la Bella Addormentata (così chiamata dai catanesi) si aggiri ancora nella torre del Castello di Leucatia. Altra leggenda catanese è quella del cavallo nell’Arco di San Benedetto in via Crociferi. Poi vi è la storia del castello della Zisa a Palermo. Lì ci sono i diavoli che costudiscono monete d’oro. Ma la maggior parte di queste storie, quelle dei piccoli centri, dei paesi, spesso non parlavano di castelli o di dame morte per amore. Erano storie che si raccontavano di donne che giravano la notte, vestite di nero per rubare i bambini e facevano treccioline ai loro capelli. O di spiriti che uscivano da una roccia, una montagna che si apriva, di bambini troppo curiosi che sparivano misteriosamente; di uomini che sfidavano la morte!Paura e ironia: il binomio siciliano
Il bello delle storie siciliane è che non fanno solo paura: fanno ridere, riflettere e spesso prendono in giro la morte stessa. Perché un Halloween Siciliano? Perché il siciliano non teme il mistero, lo sfida con una risata. Proprio come lo spirito di Halloween. Anche la “morte” si tratta con familiarità, come una vecchia zia che torna a fare visita una volta l’anno.Un Halloween che profuma di casa
Oggi le zucche sorridono anche sulle tavole siciliane, ma dietro ogni lanterna c’è un pezzo di quella memoria antica. Un filo che unisce i “morti che portano regali” alle zucche americane, le storie di fantasmi ai falò dei contadini. In fondo, il mistero è sempre lo stesso: la voglia di tenere accesa una luce contro il buio, di parlare con chi non c’è più e di riderci un po’ su, alla maniera nostra.Blog (17) Arturo&Mimì (1) Storie (23) Recensioni (26) i Catanesi (5) Catania (10)Libro suggerito? Una storia sicilianissima e divertentissima: Fantasmi di Andrea Camilleri.
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