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🌊 Ognina, il borgo che resiste

C’è un’ora, a Ognina, in cui il mare sembra trattenere il fiato. Le barche oscillano piano, le papere pattinano sull’acqua, e da qualche parte sfrigola l’olio in una trattoria. È il profumo del borgo: cibo, sale e i colori del mare.
Durante i giorni di festa, non serve nemmeno sapere cosa stai mangiando — arancino, crespella o mozzarella impanata senza nome — perché tutto sa di casa. È così che Ognina accoglie chi arriva: con il mare davanti e la padella accesa.

Il porto di Ulisse

Secondo la leggenda, Ulisse approdò proprio qui durante il suo viaggio. Per questo il piccolo porticciolo è chiamato ancora oggi “il porto di Ulisse”: un nome che mescola mito e realtà. Anche perché se accettiamo questa tesi come reale dobbiamo anche calcolare quanto tempo impiegarono Ulisse e i suoi ad arrivare ad Acitrezza!
In passato Ognina — anticamente “Lògnina” o “Longàne” — era il vero porto di Catania, un rifugio sicuro per i pescatori e per chi commerciava con il mare. Le colate laviche, come quella del 1381, ne modificarono più volte la fisionomia, così come un’inondazione del fiume Lognina. Questo non impedì al luogo di resistere e da porto centrale del luogo, a porto marinaio oggi è un porto turistico.

🎬 Ognina nel cinema
Il porticciolo di Ognina è stato anche set di uno dei film più amati del cinema italiano: Divorzio all’italiana (1961) di Pietro Germi. In una scena diventata celebre, Marcello Mastroianni, nei panni del barone Ferdinando Cefalù, contempla il borgo mentre si trova in un locale del luogo.
In quello sguardo sospeso tra noia e desiderio, tra ironia e tragedia, si riflette anche un po’ dell’anima di Ognina: elegante e malinconica, divisa tra passato e modernità.

La festa della Bambina

Uno dei momenti più attesi a Ognina è la festa della Bambina: dedicata alla madonna della chiesetta del borgo, Santa Maria di Ognina, la festa della Bambina, si tiene la seconda domenica di settembre. Una ricorrenza semplice ma intensa, quando Ognina si veste di luci, bancarelle e devozione: profumo di fritto, risate, musica di banda, e la statua della piccola Madonna, che dal mare arriva al porto e portata a spalla attraversa le viuzze piene di luci e bancarelle e ristorantini tipici della zona.

 

Adoro questo “autoscatto” durante una passeggiata a Ognuna per la festa della “Bambina”, non so come si chiama la prelibatezza ma era buona e sono legata a questa foto anche perché lì ho avuto “un’illuminazione” artistica!

Gli anni Sessanta e il cemento.

Ognina è tra le vittime del cemento del boom edilizio degli anni sessanta. Come accadde a San Berillo e via Sant’Euplio o ancora alla zona dell’Antico Corso, anche Ognina subì trasformazioni e imbruttimenti dalla speculazione edilizia. E se, penso, adesso è un luogo bello e magico, com’era allora, quando spesso, la piccola Iuzza (Goliarda Sapienza) con il fratello Carlo andavano a mare a Ognina per imparare a tuffarsi?

Uno dei simboli di quel luogo deturpato è il ponte. Il ponte divide ancora: chi dice fosse ed è tuttora necessario per via del traffico chi invece parla di un luogo distrutto per il dio cemento!

Infatti lì vi era un’altra chiesa che molti catanesi non ricordano e confondono: la chiesa di Sant’Euplio di di Santa Maria di Ognina. C’era anche la chiesa nella via omonima, distrutta dal bombardamento dell’otto luglio 1943 e poi ricostruita nei pressi di piazza Montessori, e c’era questa chiesetta che dava proprio sul mare, di cui si conservano alcune foto, spesso personali, di persone che vivevano in quel luogo magico.
La chiesetta, simbolo del borgo, fu demolita per far spazio a nuove costruzioni e al viadotto che ancora oggi divide — letteralmente e idealmente — gli animi dei catanesi. Al suo posto, oggi, resta solo una teca di vetro, memoria fragile di ciò che non c’è più. Una magra consolazione, dicono in molti.

📸 Foto storica
La chiesa di Sant’Euplio a Ognina, prima della demolizione del 1961.
Fonte: Giuseppe Anfuso, “Ognina e la sua gente”, Monforte Editore — immagine tratta dal sito di Mimmo Rapisarda.
 

Ognina oggi: magia in bilico

Oggi il borgo è un luogo sospeso. Da un lato i ristoranti eleganti e i locali sul mare, dall’altro le barche colorate, i pescatori, le papere e la gente che passeggia ammirando il mare.
È un posto magico, ma che rischia di dimenticare se stesso. Le colate laviche e le ruspe hanno ridisegnato i confini, le privatizzazioni hanno sottratto spazi, ma l’anima — quella sì — resta.
Basta camminare al tramonto, quando la luce si fa rosa e il profumo del fritto si mescola all’odore dell’acqua salmastra, per capire che Ognina non ha mai smesso di essere se stessa: un piccolo porto di memoria in una città che cambia troppo in fretta.

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