In Sicilia le festività non sono semplici date sul calendario: sono stati d’animo collettivi. Ogni ricorrenza ha un profumo, un suono, un colore. A Catania e Caltanissetta — le due anime che conosco meglio — le feste si sentono prima ancora che arrivino. A volte basta uscire di casa e vedere una luminarie montata che si illumina quando è sera per capire che da lì a poco la routine cederà il passo al rito.
Catania: la festa che scuote la città
A Catania la devozione ha il passo deciso e il tono alto. La festa di Sant’Agata ne è la prova evidente: una delle feste religiose più importanti al mondo, tiene la città sospesa per giorni tra candelore, bancarelle e persone in giro. I giorni della festa di Sant’Agata si vivono tra sacro e profano, tra preghiere e sacrificio e focolai, caramelle e palloncini che puntualmente scappano da manine inesperte e invadono il cielo catanese.
Ma non c’è solo Sant’Agata. L’estate porta con sé San Giovanni e le sue piazze all’aperto, la Madonna del Carmine, le bancarelle di torrone e semenza che trasformano le strade in una fiera spontanea. E si conclude l’estate con la Bambina, la festa per la Madonna di Ognina (Catania) o per la Madonna delle Catene per Riesi (la ricorrenza è l’otto settembre ma di solito è festeggiata la seconda domenica di settembre). Ogni ricorrenza è buon pretesto per accendere casse, friggere qualcosa e radunare parenti lontani “che capitano giusto per caso”.
Caltanissetta e dintorni: tradizioni raccolte e intense
Se Catania è fragore, Caltanissetta è intensità composta. Le feste non riempiono le vie allo stesso modo, ma scavano nelle abitudini familiari. La tavola diventa altare, il tempo si regola in base ai piatti da preparare.
Nei paesi dell’entroterra, come Riesi, lo si percepisce ancora meglio: qui la festa nasce dal forno, non dalla piazza. Eppure è proprio lì, dentro quell’apparente quiete, che si custodisce la parte più autentica della tradizione. Un esempio è la festa di San Giuseppe a marzo. Si visitano le tavolate dei devoti, nelle loro case, altari pieni di pietanze salati e dolci e il pane di San Giuseppe da dividere e conservare.
Curiosità – La cuccìa, un piatto e tre anime
A Palermo è un dolce con ricotta e canditi. Ma a Caltanissetta e Riesi, la cuccìa è una pietanza salata, una zuppa da preparare con ceci lessati e condita con pepe, sale e olio novello, preso proprio in tempo dai frantoi
La Pasqua in Sicilia: non solo rito, ma identità
In Sicilia la Pasqua non è una celebrazione religiosa e basta: è l’equivalente primaverile del Capodanno, il momento in cui tutto riparte. Ogni paese ha la sua processione, i suoi simboli, le sue rivalità paesani su quale festa è più bella e sentita. I giorni primaverili si sentono, il sole riscalda le strade ma la sera torna il freddo e le processioni continuano sino a tardi. le strade sono piene di alberi di Giuda, quel bellissimo albero dai petali rosa che fiorisce proprio con l’arrivo della primavera.
Ma se i riti differiscono, la tavola no. Ovunque si mangia agnello, rigorosamente con patate al forno. Le pasticcerie producono agnellini di marzapane ripieni di pistacchio o cioccolato. E poi cassate, colombe artigianali, cuddure con l’uovo incastonato al centro, che in certe case diventano oggetto di scambio tra famiglie come fossero biglietti di auguri.
Novembre e la tradizione dei regali per i più piccoli
Il 2 novembre è forse la tradizione più poetica della Sicilia. I defunti “ritornano” per portare doni ai bambini: frutta martorana, biscotti, giocattoli. A Catania si prepara la ‘nzudda, impasto duro di miele e cannella. A Caltanissetta arrivano i totò e le ossa dei morti, biscotti croccanti che si spezzano solo con decisione. È un modo sottile per dire che chi se n’è andato continua a essere invitato a tavola. E proprio in questo periodo vi sono varie fiere occasioni per fare qualcosa di diverso, passeggiare tra le bancarelle piene di dolci e cose strambe da comprare e anche occasioni per fare i regali ai più piccoli.
Natale: cucinare per venti anche se si è in quattro
Il Natale siciliano vive di abbondanza programmata. Il menu è una maratona: antipasti infiniti, lasagne o anelletti al forno, carni ripiene, baccalà fritto e, ovviamente, la scacciata catanese con tuma e acciughe o con cavolfiore e salsiccia.
Il dolce è una gara non dichiarata fra chi porta più vassoi: buccellati, pignolata, torrone, mostarda di fichi. Nessuno ha realmente fame, ma nessuno rifiuta.
E le strade si illuminano. Le chiese fanno a gare per le novene e le musiche natalizie. Diventa tutto allegro e frizzante mentre gli alberi di Natale vengono montati vicino finestre e balconi e le imposte si chiudono tardi perché tutti devono vedere il tuo albero!
In Sicilia non celebriamo le feste. Le abitiamo.
Che sia una processione fra migliaia di persone o un forno acceso all’alba per impastare, in Sicilia la festa è un modo di stare al mondo. Si partecipa, si condivide, si assaggia. Non esiste spettatore: si è sempre parte della scena.
E forse è questa la vera tradizione siciliana: non lasciare che una ricorrenza passi in silenzi




