I Leoni di Sicilia: il prezzo dei sogni
Cosa poter dire di un romanzo che è uscito 7 anni fa e di cui tutti hanno parlato tanto da farne una serie TV.
Eppure c’è tanto da dire.
Ho aspettato tanto per leggere I Leoni di Sicilia perché aspettavo di poter leggerlo tutto. E infatti ho iniziato proprio dalle origini, con L’alba dei Leoni (trovate la recensione in IlRecensore.it)
Ma cosa rende I Leoni di Sicilia di Stefania Auci così speciale? Una saga familiare, un romanzo storico, una famiglia che a spintoni si fa largo per diventare una delle più influenti e per cambiare il commercio. Ho rimandato le ultime pagine, pur conoscendo già il destino di Vincenzo Florio, perché alcune figure hanno bisogno di un tempo per essere lasciate andare. E io non volevo lasciare andare Vincenzo.
La storia dei Florio è conosciuta: una famiglia arrivata dalla Calabria alla Sicilia, capace in poche generazioni di costruire un impero economico destinato a segnare la storia dell’isola. Ma il romanzo non racconta soltanto la nascita di una grande famiglia imprenditoriale. Racconta soprattutto il prezzo umano di quella costruzione.
Vincenzo Florio: l’uomo che vedeva oltre
Tra tutti i personaggi della saga, Vincenzo è quello che più mi ha affascinata.
Non è un eroe perfetto. È ambizioso, duro, spesso incapace di mostrare i propri sentimenti. Ma possiede una caratteristica rara: la lungimiranza. Vincenzo Florio è un visionario; ha una fame sviscerale che lo porta a volere di più a costo di farsi male o fare male alle persone che ama. Trova soluzioni alternative, non si piega davanti a niente e nessuno
Vede nel tonno sott’olio non solo un prodotto, ma una possibilità commerciale. Vede nel Marsala un vino capace di competere con i mercati internazionali. Vede nelle attività della famiglia un progetto molto più grande della semplice ricchezza.
È un uomo che costruisce.
E forse è proprio questo il suo fascino: non vuole soltanto possedere, vuole creare qualcosa che rimanga dopo di lui.
La scena in cui salva Ignazio è significativa proprio per questo. Per un momento il grande imprenditore lascia spazio all’uomo fisico, istintivo, capace di agire senza calcoli. Giulia lo guarderà salvare il bambino e noterà in lui una forza animalesca.

Ma la scena che più mi è rimasta impressa è quella del bagno notturno.
In quelle pagine Vincenzo sembra perdere per un attimo la sua corazza. È folle ma emerge un animo di fanciullo che ha tenuto nascosto dal momento in cui ha perso il padre, Paolo. Quasi torna bambino. E vede la sua nuova dimora, costruita da un’intuizione folle e dal genio di Carlo Napoleone Luca Giachery, la villa a mare dei Florio ad Arenella, Palazzina dei quattro Pizzi. Nella notte buia vuole fare una passeggiata solitaria e poi si spoglia e si fa un bagno. Sente dentro di se ciò che è da generazioni, una persona di vento, terra e mare e poi osservando la luce di una camera pensa alla sua Giulia, che aveva fatto tanto soffrire perché metteva sempre i progetti al suo cuore. Vincenzo ama sua moglie, ma nella sua logica costruire il futuro della famiglia significa anche rinunciare al presente.
È questa la sua grande contraddizione.
Rosa: la radice da cui tutto nasce
Rosa è uno dei personaggi principali de L’alba dei Leoni, ma è presente anche in questo romanzo, in maniera velata ma c’è. Per tutto il tempo Ignazio, zio di Vincenzo, stringerà e osserverà la fede nuziale della madre, che è morta durante un terremoto. Rosa era una donna forte e comprensiva che capiva i suoi figli tutto l’opposto del marito, rozzo, spesso violento, testardo ed egoista. Ma è l’esempio di Rosa e l’amore che i due figli più piccoli Paolo e Ignazio provano per lei che fa nascere la voglia di lottare e di non arrendersi.
Quell’anello poi passerà a Vincenzo come se fosse un segno distintivo della loro famiglia. Un legame con Bagnara Calabra e quella donna che non si spezzava mai.
Paolo e il peso del passato
Paolo cresce con il desiderio di non ripetere gli errori del padre. La sua rabbia diventa energia, il suo dolore diventa ambizione.
È un personaggio interessante perché dimostra come anche un esempio negativo possa generare una reazione capace di cambiare il destino di una famiglia.
Paolo ha fatto una delle scelte più insensate che però alla fine il figlio non farà: scegliere male la compagna di vita. Non c’è in quella coppia una persona sbagliata, lo sono entrambi. Non vedevano le stesse cose, non desideravano le stesse cose ed erano entrambi infelici. Giuseppina col suo orgoglio e la sua resistenza alla nostalgia dei luoghi in cui è nata lì costringerà a una vita infelice.
Paolo guarda sempre avanti.
Giuseppina si costruirà la sua infelicità.
Sono due persone che vivono in tempi diversi: lui pensa al futuro, lei continua a guardare il passato.
Giulia
Giulia rappresenta invece un altro modo di reagire alla sofferenza. Anche lei subisce sacrifici e solitudine, ma riesce a mettere da parte il rancore.
Il breve dialogo tra lei e Vincenzo dopo il matrimonio del figlio racchiude tutto il loro rapporto:
“Non è stato facile restare con te, lo sai?”
“Però sei rimasta.”
Poche parole, ma raccontano un matrimonio intero.
Vincenzo non è un uomo di grandi dichiarazioni. Il suo amore passa attraverso i gesti, attraverso la presenza, attraverso ciò che costruisce. Una delle ultime cose che chiederà alla moglie con fatica sarà: “Ti ho dato abbastanza?” e poi cercando di essere chiaro perché la fatica blocca anche la lingua “Ti ho dato quello che volevi? Hai avuto tutto?”
E Giulia con il cuore a pezzi perché sa che presto gli dovrà dire addio risponde: “Sì, amore mio. Mi hai amato abbastanza”
La grande domanda
La parte più affascinante della saga è forse proprio questa: cosa succede quando un sogno diventa un’eredità?
La prima generazione crea. La seconda cerca di proteggere ciò che è stato costruito. Le generazioni successive rischiano di dimenticare il sacrificio che ha dato origine a tutto.
Chi ha vissuto la fatica conserva la voglia di crescere. Chi nasce dentro la ricchezza può non comprendere più il valore di quella conquista. Ha tutto e l’inventiva vien meno.
E forse è proprio questo il destino più amaro di molte grandi famiglie: non perdere il patrimonio, ma perdere lo spirito che lo ha creato.
Una storia di successi e di perdite
I Leoni di Sicilia non è soltanto la storia di una famiglia ricca e potente.
È la storia di persone che hanno inseguito qualcosa di più grande di loro e che, nel farlo, hanno perso qualcosa lungo il cammino.
Vincenzo costruisce un impero, ma sacrifica parte della sua vita privata.
Paolo cerca un riscatto, ma non riesce a guarire tutte le ferite.
Giuseppina conserva il dolore fino a trasformarlo in una prigione.
Giulia ama, ma paga il prezzo dell’attesa.
I Florio vincono molto, ma non ottengono mai tutto.
Ed è forse proprio questa imperfezione a renderli così umani.




