Il conte di Montecristo di Alexander Dumas non ha bisogno di tante presentazioni, anche se, molti di quelli che hanno visto le varie riproduzioni o riduzioni cinematografiche, non hanno letto il romanzo.
Tra le edizioni che il pubblico non può dimenticare ci sono quelle di Fenoglio con Andrea Giordana (1966), quello interpretato da Richard Chamberlain (1975); la serie Tv con Jerard Depardieu (1998); l’interpretazione di Caviezel (2002) e i più recenti del 2024 trasmesso da Mediaset a dicembre 2024 e quello trasmesso dalla Rai a fine gennaio 2025
Perché si ama questa storia e si ha spesso voglia di parlarne e farne una reinterpretazione spesso molto fantasiosa?
La storia ti coinvolge per i vari personaggi, Edmond Dantes è affascinate e non si arrende, trova il suo riscatto proprio nelle mura in cui è stato, ingiustamente, incarcerato. E si vendica! Ma i cattivi della storia hanno qualcosa di particolare, qualcosa che smuove l’animo del lettore e dello spettatore.
TRAMA
La storia de Il conte di Montecristo la conosciamo tutti (o quasi). Il giovanissimo Edmond viene accusato ingiustamente di tradimento e passa 15 anni in carcere, l’abate Faina gli rivela del tesoro nell’isola di Montecristo, scappa, trova il tesoro, passa sei anni a scoprire le malefatte dei cattivi, incontra, durante i suoi viaggi, una bella e giovanissima principessa orientale, arriva a Parigi e che la vendetta abbia inizio
RECENSIONE
Una bella rivisitazione della storia. Attori all’altezza, costumi, scene, ambientazioni. Tutto mi è piaciuto. La maggior parte degli spettatori che hanno letto il romanzo hanno gradito anche le licenze e le libertà, ma alcune cose proprio non ci sono piaciute.
Cosa non è andato nell’ultima edizione?
Credo che l’ultima serie trasmessa dalla Rai sia stata una bella occasione mancata. Attori bravi, costumi molto belli, scene, dialoghi. Le differenze c’erano, qualcosa era differente, ma la storia filava bene per noi integralisti del romanzo ma poi… poi avviene l’arresto di Valentine e tutto precipita.
Ma Valentine non veniva lentamente drogata dalla matrigna e lentamente salvata dal nonno? Oppure ricordiamo male il romanzo?
Il conte di Montecristo differenze dei personaggi
Hèloise (Poppy Corby-Tuech): nel romanzo ha una doppia essenza. È il fantasma che si aggira in casa Villefort, che cerca con stratagemmi di avvelenare, lentamente, tutti per poter permettere al figlio di ereditare tutto il patrimonio. È una vedova nera pronta a tutto per il proprio figlio. Io immagino il nostro caro Dumas faticare affinché questo personaggio ci entri dentro: le sue braccia, la sua immagine pallida che si aggira per le stanze… e invece è mostrata come una arrivista qualunque che ammazza velocemente un componente della famiglia per farne arrestare un’altra. E il nonno sparisce. Che fine fa Noirtier?
Vampa: il personaggio reinventato non mi è spiaciuto. Si è sacrificato il personaggio di Benedetto (non ho capito perché cambiare anche il nome in Gaston) per ampliare quello interpretato da Lino Guanciale. Ha dato brio alla serie. Stessa cosa per Jacopo che è la somma di due personaggi del romanzo (Jacopo e Bertuccio). Riondino dimostra per l’ennesima volta la sua bravura.
Haydèe (Karla-Simone Spence): è un personaggio misterioso, affascinante, bello. Innamorata follemente del Conte. La sua bellezza, la sua dolcezza e saggezza fanno innamorare il Conte che alla fine va via con lei. Nella serie invece è una ragazzina che soffre per il suo passato ma non ha carisma, non ha fascino. Sprecato un personaggio, sprecato un’attrice che poteva dare tanto. Ucciso un finale!
La fuga di Danglars ( Blake Ritson): io ho amato quella scena. Il più viscido di tutti e tre, scappa in Italia e comunica nella maniera più buffa: piano, andante, moderato… le uniche parole in italiano che conosceva erano quelli degli spartiti musicali. Esilarante. E invece me lo arrestano e finisce in carcere. Dantes non lo perdona. Danglars rimarrà in carcere (peccato perché l’attore Blake Ritson sarebbe stato all’altezza di quella scena).
Gaspard Caderousse (Jason Barnett): da sarto a oste. Da criminale a collaboratore. Da ucciso crudelmente a “vado a vivere a New York”. Devo aggiungere altro?
Perché una storia non è mai fedele?
I motivi per cui una serie non è mai fedele al libro (e perché noi integralisti del romanzo che abbiamo amato ogni pagina della storia, soprattutto per chi, come me, lo ha letto tanti anni fa, ancora ragazzina, in quel periodo in cui tutti i libri – o quasi – sembravano perfetti, resteremo sempre più delusi) sono tanti.
Quanti rifacimenti sono stati girati dagli albori a oggi? Il primo è del 1922 e ne ho contati all’incirca ventisei tra film e serie TV (sceneggiati per i boomer!). Quindi uno dei problemi di regista e sceneggiatore è quello di non annoiare il telespettatore (ma di farlo arrabbiare), quindi si cambiano, si tagliano o si allargano scene per renderlo distintivo. Si stravolgono i personaggi. Per esempio, per tutti quelli che hanno letto il Conte l’immagine è di un uomo emaciato appena scappa dal castello d’If e di quarantenne affascinante, eppure abbiamo avuto Conti possenti e un po’ ingombranti.

Dal personaggio al casting
Un problema che spesso si sottovaluta è il cast! Quando si progetta un film o una serie e vi sono i casting si muove una macchina che non si immagina. Possibilmente il regista per quel personaggio desidera una tipologia di attore, magari proprio quello ma… l’attore bramato non è disponibile o rifiuta. Gli attori non possono fare tutto. Ecco perché la rivisitazione di Vampa e Jacopo hanno funzionato e invece quella di Haydèe no: la bravura dell’attrice non è bastata per rendere il personaggio indimenticabile perché si è voluto far in modo che il personaggio rimanesse in ombra rispetto a quello di Mercedes. Succede anche a teatro: possibilmente non si trova il personaggio giusto per un ruolo e quindi si stravolge la trama per modellarla sugli attori. Gli attori poi fanno proprio un personaggio, lo interiorizzano e lo stravolgono e lo arricchiscono.
Jeremy Irons è fantastico. È presente solo in una puntata su otto eppure conquista! È Irons, mica il vicino di casa che fa i balletti su TiK Tok!
Ultima questione è come il regista vede la storia, come se la immagina, come avrebbe voluto interpretarla (o il budget a disposizione). Se è romantico purtroppo Dantes ritornerà con Mercedes, se pensa che la minestra riscaldata non è buona e che il passato va accantonato, partirà con la bella principessa, se il regista è pervaso dal pessimismo cosmico, partirà da solo.
Facciamocene una ragione!
Sam Claflin mi è piaciuto tanto, è perfetto nel ruolo del disturbato e tormentato uomo che spera che la vendetta possa alleviare il dolore, ma poi si ritrova un bambino e una madre morti, per non pensare che si ammazza anche Fernand. Voleva proprio questo? O voleva solo sentirsi dire: ho peccato, ti ho tradito, perdonami (così come accade con Danglars nel romanzo!). La sua interpretazione rasenta la perfezione e poi fa una cosa assurda con quelle sopracciglia, si acciglia e loro, le sopracciglia, si muovono come un’onda. Sam Claflin è l’Edmond Dantes che sognavo da ragazzina: affascinante, misterioso, il vendicatore oscuro. Peccato che il regista abbia eliminato tutti i travestimenti.
Gli attori italiani per me promossi a pieni voti.
Mikkel Boe Følsgaard bravo ma ho come l’impressione che si nasce Gerard de Villefort e Mikkel Boe Følsgaard ci è nato!
Perché amiamo la storia de Il conte di Montecristo?
In questi trenta anni (ho letto il romanzo da ragazzina, era il 1995…) non mi sono mai chiesta perché mi fosse piaciuto. Perché anche se un mattone, anche se andavo a scuola e avevo poco tempo a disposizione, ho divorato il libro; tra l’altro era un marzo piovoso e quindi non uscivo spesso. Mai, e dico mai, mi sono chiesta perché mi fosse piaciuto tanto. Era bello, Dumas mi ha dato la prima lezione di scrittura: Noirtier che si traveste mentre parla con il figlio Gerard e proprio quello che accadrà quella sera salverà Valentine da un matrimonio che non vuole! Sì, un po’ il fucile appeso sulla parete di Cechov: prima o poi sparerà.
Ecco Alexander Dumas si continua a leggere e affascinare ancora perché riesce ad attrarre (e che si sacrificano scene importanti mi dà un po’ di fastidio).
Ma il Conte sembra essere, riflettendoci attentamente, l’unione di due storie che hanno avuto sempre fascino, la storia biblica di Giuseppe venduto dai fratelli e Cenerentola. Sì, proprio Cenerentola! Danglars, Mondego e Villefort sono le sorellastre e la matrigna cattiva che chiudono in cella il bello e bravo Edmund senza una colpa, perché esiste, perché se non esistesse il mondo per loro sarebbe migliore o perfetto! Edmund è il figlio prediletto, quello buono che va eliminato per invidia, venduto, annientato. Sia in Cenerentola che nel racconto biblico i cattivi continuano la loro vita senza rimpianti, senza pensare al destino della vittima. Lo hanno cancellato dalla loro vita tanto che non lo riconoscono: Cenerentola bella ed elegante, Giuseppe persona fidata dal faraone, entrambi non vengono riconosciuti!
Dantes è una Cenerentola che grazie a un intervento esterno (abate Faina) si trasforma, è Giuseppe che grazie alla sua intelligenza ritrova la libertà. I cattivi vengono sconfitti, ma perdonati.
Ma la vendetta è un percorso anche intimo dell’uomo. Si trama, si studia, si brama ma, appena raggiunto ci si rende conto che la vendetta migliore è andare avanti e lasciare loro indietro.
Il Conte di Montecristo è una storia di vendetta e redenzione. Un percorso intimo per arrivare alla libertà dello spirito Non è un romanzetto d’amore. E questo Dumas lo sapeva.





