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“Si fece incartare una raviola al forno con il solito cappuccino e andò a prendere la Mini”

La carrozza della Santa è il capitolo numero 6 della saga di Vanina Guerrasi.

Cristina Cassar Scalia ci regala un romanzo dedicato proprio ai giorni festanti, tra sacro e profano, di Catania. La carrozza della Santa a Catania non esiste, proprio per essere pignoli, noi non abbiamo una carrozza con cui portiamo in giro la “santuzza”. Abbiamo un fercolo, abbiamo le pittoresche candelore (ricordo pagano della festa delle candelore), ma le carrozze sono quelle del Senato! La mattina del 3 febbraio, verso mezzogiorno, dal Palazzo degli Elefanti di Piazza Duomo escono per percorrono la via Etnea. Arrivano a Piazza Stesicoro fermandosi davanti alla chiesa di San Biagio in Sant’Agata alla Fornace.

E allora perché il romanzo si chiama La carrozza della Santa?

Guarrasi, il lettore lo sa, è palermitana e la festa la conosce in maniera superficiale e della storia delle carrozze del senato ha poca conoscenza. Quindi le viene comodo chiamarle Carrozza della Santa, soprattutto quella carrozza…

è la mattina del 6 febbraio, la processione è quasi terminata. Mentre tutti sono concentrati e con il volto rivolto al Duomo si trova il cadavere di un uomo all’interno di una delle due carrozze!

Aiutata dalla sua squadra e dal commissario in pensione Patanè, Vanina cercherà di risolvere il caso tra spuntini e pranzi e viaggi mordi e fuggi a Palermo. La soluzione arriverà alla fine e, quello che sembrava un delitto passionale, si svela avere radici molto più lontani, coinvolgendo una vecchia Catania distrutta dai bombardamenti del 1943.

Cristina Cassar Scalia e la sua formula vincente… per molti!

La storia, come tutti i romanzi della serie, segue gli stessi schemi. Omicidio, cibo, serate mondane da evitare, viaggi a Palermo! L’amore tormentato, cibo, mettere in luce i vari elementi per risolvere il caso, e menomale che Patanè c’è!

La lettura è piacevole, ritrovare i luoghi che si percorrono ogni giorno è molto gratificante ma mi aspettavo più Catania, più passione. Quei viaggi per andare a Palermo distraggono il lettore dal caso tanto che non ci si ricorda chi e come e perché. Vanina è simpatica e determinata, i personaggi ormai sono chiari nella mente del lettore soprattutto dopo la serie TV. Ho trovato ingenuo, per esempio, che una poliziotta si fermi solo a un messaggio e decida di troncare una storia senza avere “prove” reali!

La storia, le indagini, sembrano l’abbellimento a questa storia. L’intento dell’autrice sembra essere scherzare e facci sorridere dell’eterna rivalità tra Palermo e Catania: arancina/arancino, quella parola lì si dice così, qui si dice così; noi palermitani, voi catanesi… e l’inconfondibile “… lo dimentico sempre, lei non è di qua!” Come se tra le due città ci fosse tantissima distanza!

Il lettore adora Vanina perché ella ama  mangiare ( e di rimando ama i piaceri della vita!) e perché è una picciotta/carusa tosta e forte! E poi la sua passione per le vecchie pellicole sono un esercizio cinefilo e letterario da non sottovalutare.

Gradevole ma mi è mancata un po’ di poetica!

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