“Solo l’amore, si disse il prete, è così cieco davanti a qualunque rischio”.
“È solo un travestito”: un travestito significa essere una persona di serie B o, addirittura, di serie C. Essere un travestito significa non avere una dignità, dei sentimenti. Significa che, dieto quel travestimento, non vi è un cuore, non c’è sangue che pulsa nelle vene. Una volta non c’era un bambino con mille sogni. Il travestito lo utilizzi per il tuo piacere, per soddisfare qualcosa che, oltre che perverso, risulta ipocrita e, pagandolo, hai pulito la tua coscienza.
“È solo un prete”: perchè il prete non è un uomo come gli altri e non ha sentimenti, peccati, non può godere di un tramonto o vedere un bel film al cinema. Il prete non può capire, si scandalizzerebbe. Perché il prete non ascolta tutti i nostri peccati non ne sente il peso sulle proprie spalle e non sa quanto può essere vile, perfido, ignorante, l’animo umano.
“Sono solo gli abitanti di un quartiere”. Indicando la gente di un quartiere lo giudichiamo bene o male, arriviamo anche a non volerci avere nulla a che fare. Perché è una colpa nascere e crescere in una determinata zona.
“È solo un giallo”: Il giallo, romanzo da leggere sotto l’ombrellone e per questo letteratura poco intellettuale. Ma in un giallo ci sono racchiusi molti elementi, in un buon giallo ci sono storia, costume, arte, e può esserci anche poesia.
“È solo una città “. Ma Napoli non è solo una città, è un mondo di arte, musica, architettura, amori, bassifondi, gente perbene e benpensanti.
Mallamore, il rione Sanità, la passione e ciò che è proibito
La Napoli di Mallamore, il suo rione storico Sanità, è un mondo equilibrato in tutti i suoi elementi, non scade nei vari cliché, è vita. È genuina. È la Napoli del malaffare ma anche dell’arte. Del mare e del vulcano. Dei bei palazzi e della povertà. Tutti i personaggi sono ben descritti e non risultano affatto banali.
Anna Vera Viva scrive un giallo perfetto, pieno di passione, amore, buoni sentimenti ma anche orrore. Riesce a tenere il lettore incollato alle pagine facendogli pensare: un ultimo capitolo ancora. Brunella ti ammalia fin dalle prime parole che la scrittrice utilizza per presentarla: davanti allo specchio. Cosa vede attraverso quello specchio quest’essere, questa Chimera? Ciò che voleva essere, ciò che era o quello che è stato costretto a diventare? Non ci è dato sapere cosa abbia spinto in quel mondo Antonio, perché sia diventato Brunella. Sappiamo che ha lottato tanto e tanto ha sofferto ma a suo modo.
Brunella ci entra dentro, anche senza essere presente, lo è nei ricordi vivi dei personaggi che lo hanno conosciuto.
Padre Raffaele si trova in un mondo sconosciuto, si muove con delicatezza per evitare altro dolore. Non sarà facile ma avrà accanto la sua perpetua, Assuntina, pronta con i suoi pettegolezzi e le sue notizie ad aiutare il prete che deve scoprire il mistero di Brunella poiché sembra che a nessuno interessi sapere chi lo abbia ucciso. Perché sa che Brunella ha bisogno di giustizia.
Un romanzo fedele alle regole del giallo. Una Napoli piena di contraddizioni, bellezza, povertà e passione. Tante le facce dell’amore in un’unica creatura!
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