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Arco di trionfo, chiamato anche porta ferdinandea o Porta Garibaldi
foto Pinterest - salvatore russo - https://it.pinterest.com/salvatore2russo/

Catania e le sue bellezze, tra vie Barocche, teatri riscoperti e personaggi illustri

Siamo giunti alla seconda tappa del nostro viaggio nella città storica della lava, del mare e del buon cibo. Catania, amata e odiata, spesso violentata da natura e uomini riesce sempre a risorgere dalle sue ceneri.

Oggi vi porto in una delle vie più bella della nostra città, vi farò visitare il suo Arco di Trionfo (sapevate che Catania ha anche l’arco di trionfo?). Visiteremo la casa di un famoso scrittore, una delle piazze più belle e poi vi farò sconvolgere perché vi racconterò della stoltezza degli antichi: un Colosseo nascosto dalle case. A proposito di case, una capatina da Vincenzo Bellini. E nel frattempo visitiamo la via più suggestiva di Catania, la via Crociferi con le sue chiese barocche, chiesa san Benedetto, il suo arco misterioso, le altre chiese e visitiamo San Giuliano da dove si ammira una vista incantevole. Dopodiché ritorniamo in via Vittorio Emanuele II… ah, prima facciamo finta di essere Marcello, percorriamo la via San Benedetto fino alla piazzetta Asmundo Gisira e ritorniamo indietro, con sguardo triste e tradito, ahimè, la via Alessi non è quella di allora ed è stata sostituita da una scalinata. Da lì, via san Giuseppe al duomo e via Vittorio Emanuele… direzione… Civita

Via Garibaldi

Tra le vie più belle della città, Via Garibaldi ha cambiato più volte nome: Via San Filippo, via Ferdinandea e, infine, dopo il 1860, Via Garibaldi. Ricostruita dopo il terremoto del 1693 è caratterizzata da suggestivi palazzi settecenteschi in stile Barocco, la particolarità di questa via, ma anche di tanta parte della città è che, per ricostruire la città, fu utilizzata la lava che aveva quasi seppellito la città nel 1669, da qui la definizione di Barocco Nero (N:B: una cosa simile la troviamo nella città di Napoli, molto simile a Catania per tanti fattori). Fa eccezione una particella dove una volta vi era la chiesa di San Giovanni (dove si trovava la tomba del poeta Micio Tempio). Distrutta durante i bombardamenti del 1943, la chiesa non fu riparata, le spoglie del poeta disperse è, al suo posto, un anonimo palazzo che cozza tantissimo con il resto della via (maps qui).

La via sorge in Piazza Duomo proprio accanto alla fontana dell’Amenano e attraversa una grande porzione della città da est a Ovest fino all’Arco di Trionfo o Porta Ferdinandea o ancora Porta Garibaldi. Barocca, piena di negozietti e localini ospita una delle più suggestive e belle piazze a Catania, piazza Giuseppe Mazzini, andando avanti, invece, a angolo con la via Sant’Anna, troviamo la casa di Giovanni Verga, divenuto un museo che raccoglie scritti, romanzi e mobilia del grande scrittore catanese. Percorrendo tutta la via tra palazzi barocchi e chiese si arriva in alto a quello che viene comunemente chiamato dai catanesi il Fortino.

Arco di trionfo, chiamato anche porta ferdinandea o Porta Garibaldi foto Pinterest – salvatore russo

 

Fortino

Il Fortino è un famoso quartiere di Catania. “Il nome ricorda un fortino fatto costruire dall’allora viceré di Sicilia, Claude Lamoral I di Ligne, quasi subito dopo la colata lavica del 1669, in una zona che già all’epoca era oltre le mura cinquecentesche di Carlo V, ed è chiamata oggi “Fortino Vecchio”, dato che prende il nome dal monumento: di questa fortificazione rimane solo una porta in via Sacchero, con una decorazione raffigurante Napoleone Bonaparte a cavallo (fonte Wikipedia). Il termine “Fortino” venne attribuito poi alla porta celebrativa per i cento anni dalla distruzione di Catania per il terremoto del 1693, ma essendo stata inaugurata nel periodo in cui Ferdinando sposò la regina Carolina, fu chiamata porta Ferdinandea creando la voce, falsa, che la porta costruita dagli architetti Ittar e Battaglia,  era stata costruita per augurio al matrimonio dei due regnanti. Dopo l’arrivo di Garibaldi in Sicilia, oltre a cambiare il nome alla via fu cambiato anche il nome della porta.

 

Colosseo nascosto e riscoperta 

 Tornando indietro verso il Duomo ci addentriamo in via Vittorio Emanuele. Per arrivare in via Vittorio Emanuele II dall’arco di trionfo, verso via Garibaldi immergiamoci nella via Plebiscito, una delle vie più lunghe della città, la percorriamo per un breve tratto e siamo in Via Vittorio Emanuela. Via che taglia la città nel centro storico, da piazza Risorgimento (che non fa parte del nostro percorso) fino al mare. Circa a metà percorso troviamo il Monastero della Santissima Trinità ( lo si riconosce, oltre alla grandezza, dall’ex chiesa), adesso il luogo è suddiviso in due parti, una parte alla caserma dei carabinieri (parte che si affaccia sul Monastero dei Benedettini) e quella sulla via Vittorio Emanuele II è un liceo scientifico.
Poco più in giù, dopo aver superato la via Sant’Anna precedentemente visitata perché è la via in cui vi è la casa di Verga, arriviamo a una struttura in stile barocco, un palazzotto basso con vetrate. Siamo all’entrata (invero) del Teatro antico Greco-Romano. Vi consiglio, al momento, di informarvi se le parti interne sono visitabili, perché il viaggio interno è affascinante, altrimenti potete visitarlo, ma l’esperienza sarà incompleta. Quando visitai io il teatro fu una delle esperienze più belle. I vicoli, le parti interne, la casa del terremoto, e le ville per metà buttate giù quando si capì cosa si era fatto: nascondere un posto di interesse archeologico per costruire case. (ne abbiamo già parlato nel primo capitolo di questo viaggio!). Vedere il Colosseo sotto alcuni dei palazzi stile liberty fa una certa impressione, trovarsi tra i cunicoli mentre i campanili accanto suonano le campane e vedere passare gatti tranquillamente che sembrano i grandi padroni di quel posto, non ha prezzo.
 
Teatro Greco Romano, fonte Italyra.it

 

Piazza San Francesco d’Assisi

 In questa piazza abbiamo un po’ di cose da vedere. La casa natale di Vincenzo Bellini e, accanto, il museo a esso annesso. Un percorso con le varie tappe della vita del Cigno di Catania con una ricca biblioteca, manifesti e i pianoforti suonati da Bellini e l’Apoteosi del Bellini opera del pittore catanese Michele Rapisardi. Se si è appassionati di musica un luogo che non si può non visitare. Fronte al Museo abbiamo la chiesa di San Francesco d’Assisi, una suggestiva chiesa, sorta da un tempio dedicato alla dea Demetra. Un affascinante chiesa da visitare con opere d’arti tra l’altro anche di Giuseppe Rapisardi.
 

Via Crociferi

 
 Uscendo dalla chiesa alla nostra destra notiamo un affascinante arco. La sua bellezza ci chiama e quindi andiamo. L’arco di san Benedetto con le sue legende (il cavallo senza testa tra le tante). Il monastero di San Benedetto è tra i più suggestivi e famosi di Catania e la sua chiesa è tra le più belle. L’arco, opera di Vaccarini, congiunge la Badia grande con la Badia piccola. Per info e costi clicca qui e, nota bene, è la casa delle suore di clausura e un luogo di culto, rispetta e vestiti in maniera adeguata, e attenti agli squilli del telefono! Il complesso, come tanti della zona, è stato ristrutturato nel 1700, in stile barocco!
Accanto all’arco, scendendo sulla via San Francesco d’Assisi si trova il Macs, il museo di arte contemporanea.
Continuando sulla via Crociferi vi è un’altra chiesa da visitare: chiesa di San Giuliano. Altra chiesa in stile barocca ma la sua particolarità sta nell’altezza. Si narra che le suore benedettine, dopo il disastroso terremoto, per ricostruire la loro abazia abbiano scelto proprio la via Crociferi perché proprio da là passa la processione di Sant’Agata. E il passaggio alla chiesa di san Giuliano è uno dei momenti più suggestivi della festa. Dalla chiesa si può accedere ai tetti per vedere la città da un’altra prospettiva.
 

Come Mastroianni anni fa

 
 
Torniamo indietro e dalla via di San Benedetto andiamo a visitare il palazzo di Palazzo Asmundo di Gisira Francia Nava. Questo angolo è stato utilizzata per una delle scene de Il Bell’Antonio, quando Claudia Cardinale entra in auto per andare a sposarsi per la seconda volta mentre Mastroianni scende per la strada, disperato ma con dignità verso l’allora via Alessi, oggi scalinata Alessi. Arriviamo in via San Giuseppe e l’attraversiamo fino ad arrivare nuovamente in via Vittorio Emanuele II e da lì torniamo al Duomo e riposiamo un po’ vicino la Fontana dell’Elefante, ristoriamoci e prepariamoci a visitare un quartiere che ci farà innamorare: la Civita!
 

 

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