Chi era Michele Rapisardi
Michele Rapisardi nasce a Catania, figlio del pittore e ritrattista Giuseppe Rapisardi. Fin da giovane mostra l’inclinazione all’arte del disegno e, nel 1843, ottiene dal Decurionato di Catania una pensione dell’importo di dodici ducati al mese per proseguire i propri studia Roma presso lo studio del pittore messinese Natale Carta, l’L’Accademia di Francia a Villa Medici e l’Accademia delle Belle Arti di San Luca.
Nel 1846 ottiene riconoscimenti ai concorsi indetti dall’Accademia dei Virtuosi al Pantheon e dall’Accademia delle Belle Arti di San Luca; l’anno successivo si trasferisce a Firenze dove riproduce, ammirato, le opere di Raffaello, Michelangelo e del Beato Angelico e dipinge soggetti storici e contemporanei (Federico II d’Aragona all’assedio di Messina e Angelo d’Italia) che espone con successo alle mostre della Società Promotrice delle Belle Arti., dove nel 1848 viene premiato per L’angelo d’Italia-Iddio lo vuole. (Biografia Gocce di Perle).

Sirena
Ritorno in Sicilia
Ritorna a Catania nel 1850 con una proroga della sua pensione a cui si aggiungono i ricavati delle sue opere. Rapisardi vive all’inizio della via Coppola proprio ad angolo con la via Antonino di Sangiuliano, allora chiamata via Lincoln. Dietro casa sua vi è la piazzetta denominata delle Belle. Insieme alle opere di stile religiose ama descrivere eventi storici come I vespri siciliani, e paesaggi bucolici con bellissime donne. Donne popolane, donne della nobiltà, donne misteriose
Per un periodo della sua vita starà a Messina per eseguire ritratti di nobili locali.
Torna a Firenze del 1851 e partecipa poi all’esposizione di Genova con l’opera L’ostracismo e alla mostra della Società Promotrice delle Belle Arti a Firenze nel 1851 ritorna a Firenze, partecipa all’Esposizione di Genova con L’ostracismo e alla mostra della Società Promotrice delle Belle Arti fiorentina con delle opere che ritraggono donne in costume catanese.

Ormai è un pittore affermato in Italia. Nel 1853 inizierà a frequentare il ritrovo degli artisti fiorentini ne Il Caffè Michelangelo e due anni dopo alcuni suoi quadri sono esposti nell’Esposizione universale di Parigi.
| «”In verità, bisogna che la tela, pur piena di grandi pregi, rappresenti qualche cosa che abbia la potenza di scuotere la mente e il cuore del riguardante, e col fascino del bello lo trascini a meditare sugli avvenimenti umani; bisogna che al bello, al grande, al sul)lime dell’arte, si accoppi il bello, il grande, il sublime dell’azione rappresentata. Allora solo l’artista potrà diventare grande”» |
| (Michele Rapisardi) |
Ritornato a Catania lavora a diversi dipinti sia di chiese di Mascalucia ma anche di Catania, soprattutto per la chiesa di San Placido.
Fa ritorno a Parigi nel 1860. Continua a creare opere e avere consensi: viene eletto socio onorario dell’Accademia di belle arti di Milano. Sono di questo periodo le opere Costume catanese e I vespri siciliani, l’opera più famosa di Michele Rapisardi insieme all’Ofelia! L’opera è incompiuta a causa delle tante richieste del pittore per commissioni sia per privati ma anche per quadri religiosi.
Nel 1864 è nominato Cavaliere dei Santi Maurizio e Lazzaro e l’anno dopo partecipa all’Esposizione della Società d’incoraggiamento alle arti con con, tra le altre opere Casa rustica, e proprio la famosa Ofelia pazza che verrà esposta nel 1867 anche all’Esposizione Universale di Parigi.
Ofelia ammaliatrice
Rapisardi è uno dei personaggi illustri di Catania anche se ormai molti non lo ricordano bene. Alcuni lo confondono con il padre, altri lo confondono con il poeta Mario. Ma basta ricordare la famosa donna ammaliatrice Ofelia che tutti a Catania conoscono per far chiarezza nei ricordi. Ofelia che viene dipinta diverse volte ma, la Ofelia Pazza, sia la testa che l’intero quadro sembrano assomigliare alla modella dei Vespri siciliani, la ragazza svenuta. Non si sa nulla di questa ragazza; alcuni parlano di un suo amore giovanile, altri di una delle ragazze che si prostituivano nel quartiere, chi dice fosse veramente pazza!

Oltre alla targa che vi è all’inizio di via Coppola dove dove vi è una targa marmorea che recita “Qui è nato Michele Rapisardi, pittore corretto ed elegante…” proprio fronte, la strada che porta al teatro Massimo della città è dedicata al Rapisardi. In più, nella via degli uomini illustri alla villa Bellini troviamo anche il suo busto.
Muore il 19 dicembre 1886 a Firenze per via dell’aggravarsi di patologie polmonari pregresse: è sepolto nel Cimitero monumentale della Ven a Firenze, il Camposanto dei “Pinti”.





