Io, Jean Gabin, una piccola parte della biografia delle contraddizioni di Goliarda Sapienza. Intenso, nostalgico, forte. La Casba dove i personaggi dell’attore aveva le sue avventure, rivive nel quartiere storico in cui la scrittrice catanese è nata.
La Civita
La chiama Civita la “sua” casba Goliarda. Anche in Io, Jean Gabin, è la Civita! Grande, immensa, piena di contraddizioni. Ma il quartiere dove è nata Goliarda Sapienza al numero 13 di piazza Cappellini, oggi Falcone, nello storico albergo dove alloggiarono tanti personaggi famosi, era in realtà una parte di un altro grande e vasto quartiere: San Berillo!
A essere precisi Goliarda nacque nella parte del Santissimo Crocifisso della Buona Morte, attuale zona stazione, ma nell’immaginario collettivo e, generalmente, quella parte era San Berillo, il grande quartiere sventrato negli anni ’50.
Via Pistone 20
Goliarda e la sua grande e varia famiglia poi si trasferirono più avanti in Via Pistone 20. Adesso, in quel grande appartamento che doveva contenere tante e anche lo studio dell’Avvocato dei Poveri, vi è un B&B. Goliarda parla del suo palazzo come una grande nave pronta a salpare quando ritornava dalle sue scorribande o, dal teatro dei pupi in via Tipografo (che nel romanzo sembra essere una parte proprio vicino casa dei Sapienza-Giudice ma in realtà si trovava tra le attuali Via Maddem e via Teocrito. Andava spesso al cinema, lì vicino, al Mirone (oggi King). La famiglia la preferiva lì: via Pistone 20 era un covo di antifascisti e, come scrive lei in Jean Gabin, spesso arrivavano e portavano via i fratelli accusati di cospirare contro il regime!
“Cacciati dall’arena all’una di notte, morti di sonno, affamati scendiamo per i vicoli di quel quartiere insonne dove sempre a tutte le ore si trova qualcosa da mangiare”.

Io, Jean Gabin
Io, Jean Gabin è un romanzo postumo della scrittrice e in esso il vecchio quartiere ritorna a vivere pieno di colori e odori. Vediamo una piccola Iuzza andare in giro per il quartiere malfamato dove è nata, parlare con prostitute e travestiti, litigare, cercare un modo per guadagnare qualche soldo. Sempre accanto a Jean Gabin.
Jean Gabin era un attore del realismo francese. La piccola Goliarda ne era affascinata, affascinata dalle sue storie, dalle sue avventure, dal suo mondo. E il quartiere dove viveva sembrava assomigliare tanto alla casba in cui Gabin viveva le sue avventure.
… La vera bellezza ha come una pudicizia innata, una difesa che la natura mette accanto a qualcosa che ritiene prezioso e degno solo di chi è degno di apprezzarla
L’opera dei Pupi, il teatro, il cinema, la famiglia allargata, le vie da percorrere, il grande amore per la madre. Io, Jean Gabin, in poche pagine ci prende per mano e ci conduce nell’infanzia di una bambina degli anni del fascismo, in una Catania piena di contraddizioni, bellezze e povertà.
Vaccarini e la pietra lavica
Dice del Vaccarini (l’architetto simbolo della ricostruzione della città dopo il terremoto del 1693) 《…aveva fatto sputare in una notte sola tutto quel guazzabuglio di stradine, piazzette, vicoli e angiporti, una vera selva di costruzioni bizzarre e piene di nascondigli…》
Vaccarini, nella sua fantasia, diventa quell’essere che la notte va in giro e riesce a tramutare gli uomini in donna, facendo crescere in loro seni bellissimi.
Jean Gabin invece diventa l’amico di scorribande e lei stessa diventa Gabin pronta a salvare la donna amata, la madre. Vuole salvare la madre (Maria Giudice) che non si è mai sposata per essere libera, la libertà negata dal fascismo che la costringe in esilio proprio a Catania.
Ho letto una dolcezza e una nostalgia immensa tra queste pagine. Una scrittrice da leggere e rileggere. Goliarda Sapienza non mi delude mai.




