Ettore Majorana scompare misteriosamente la notte del 26 marzo del 1938.
Tante congetture e domande sono state poste da quella notte a oggi.
Chi dice sia morto proprio quella notte, chi qualche giorno dopo. Altri suppongono sia scappato in America o, semplicemente si sia nascosto in un convento o girovagato per la Sicilia.
Ma chi era Ettore Majorana e perché mai si sarebbe dovuto nascondere e non tornare più?
Percorriamo la sua storia tappa per tappa.
Ettore nasce a Catania, in Via Etnea nell’attuale numero civico 251, il 5 agosto del 1906 da Fabio Majorana e Dorina Corso, quarto di cinque fratelli.
La famiglia Majorana era una delle più importanti e influenti famiglie della città. Tra politici, scienziati e architetti, vi era sempre un Majorana che si distingueva: il nonno Salvatore era stato due volte ministro dell’agricoltura, lo zio Quirino un fisico e lo stesso padre, Fabio, si era laureato in ingegneria a soli ventidue anni e poi si era dedicato agli studi di scienze naturale e fisiche. Tra i fondatori della prima società telefonica catanese è ricordato anche per la costruzione di quello che è conosciuto a Catania come “il palazzo rosa”. Un palazzo in stile liberty che si trova nella via 6 aprile. Il palazzo è noto anche perché divenne l’esempio per la costruzione di molti palazzi liberty di Roma, sempre ideati da Fabio.
In una famiglia del genere naturalmente Ettore non sarà da meno, anzi, sembra proprio, tra tutti, il più geniale. Bambino prodigio, con una grande propensione per la matematica. Si è ipotizzato che sarebbe stato affetto dalla sindrome di asperger, ma sono solo ipotesi che si basano sulle sue speciali doti per le scienze e il suo carattere schivo.
Gli studi
Ettore Majorana si iscrive in ingegneria ma cambia indirizzo al quarto anno iscrivendosi in fisica perché aveva una propensione per quella materia. Comincia a frequentare l’istituto Panisperna e si laurea con una tesi sulla teoria quantistica dei nuclei radioattivi con relatore Enrico Fermi.
Nei primi anni ’30 cominciò a viaggiare e lavorare anche all’estero e soggiorna in Germania dove conosce il fisico tedesco Werner Karl Heisenberg. In questo periodo Ettore scrive lettere dove sembra quasi giustificare l’opera nazista, il perché del conflitto tra tedeschi e la minoranza ebraica, come una conseguenza logica e storica della rivalsa nazista: “far posto alla nuova generazione che rischia di essere soffocata dalla stasi economica”.
A tal proposito Fermi aveva una moglie ebrea e non si sa se conoscesse le simpatie di Ettore verso il nazismo ma Segrè (egli stesso ebreo) ne era a conoscenza per via di una lettera che lo stesso Ettore aveva scritto e inviato. Ma in altre lettere scrive come quelle fossero stupide teorie della razza. Forse Ettore comprendeva l’evoluzione storica di alcuni eventi (andare contro a chi ruba il lavoro pur essendo una minoranza) ma non comprendeva l’attrito razzista di esso.
Nel 1934 Fabio Majorana muore. Ettore ne rimane sconvolto. Il legame con il padre era molto forte tanto che si pensa che, tra tutti e cinque i figli, Fabio preferisse proprio Ettore. Mentre Ettore è ancora addolorato per la morte del padre in via Panisperna si scopre le proprietà dei neutroni lenti: è l’inizio delle ricerche che porteranno alla bomba atomica! Majorana per anni si chiuderà in se stesso, studiando sempre chiuso a casa sua. La sua salute ne risente e anche psicologicamente non sta bene tanto da avere un esaurimento nervoso.
Rifiuta tantissimi lavori anche a Cambridge perché spera nella cattedra a Roma ma arriva quella di Napoli.
La sera del 25 marzo del 1938 prende uno piroscafo da Napoli diretto per Palermo. Scrive delle lettere: una a Carrelli suo amico e fisico e l’altra alla sua famiglia. Al primo scriveva che aveva preso un’amara decisione ma che non doveva arrabbiarsi, poiché non vi era nulla di egoistico in quell’azione che stava per attuare ai familiari di non vestirsi a lutto.
Però qualcosa non va dato che scrive prima un telegramma a Carelli dove lo esorta a non preoccuparsi e che sarebbe seguita una lettera, lettera che viene scritta e spedita da Palermo il 26 marzo in cui gli comunica che il mare lo aveva rifiutato e che stava tornando ma non voleva più insegnare.
Questa è l’ultima lettera di Ettore Majorana, dopo il vuoto. Dopo non ci fu più nulla. Ettore sembrava essersi dissolto nel nulla. Sparito. Forse era riuscito a suicidarsi? O era accaduto qualcos’altro?
Le ricerche durarono circa tre mesi, anche lo stesso Mussolini cercò di spronare affinché le ricerche fossero accurate. Ma nulla, Ettore sembrava essere stato ingoiato dalla terra o dal mare. Ma, si dice, che il mare restituisce sempre tutto, Ettore dove era finito?
Suicidio?
Le lettere fanno pensare proprio a un suicidio, annunciato, poi allontanato e infine attuato. Qualcuno affermò di averlo visto a Napoli, di ritorno. Ettore non stava bene, soprattutto dopo la morte del padre. Era sempre schivo, parlava poco, sembrava poco felice del suo lavoro di insegnamento a Napoli ma… perché prelevare tanti soldi se si vuole farla finita?
Sciascia e l’ipotesi monastica
Lo scrittore Sciascia nel suo libro La scomparsa di Majorana suppone una pista diversa. Ettore non è morto: i suoi sono stati solo dei depistaggi. In realtà Ettore aveva deciso di cambiare radicalmente vita e entrare in convento, esattamente nella Certosa di Serra di San Bruno.
Per Sciascia il carattere schivo di Ettore, la depressione post impiego a Napoli, i suoi studi giovanili, la sua fede e, forse, la consapevolezza di quale direzione stava prendendo la scienza e, soprattutto la fisica, lo aveva indotto a diventare un monaco. Molti negano questa pista ma Giovanni Paolo II in visita alla certosa nel 1984 menzionò che in passato anche studiosi importanti erano stati ospiti in quel posto.
Di diverso avviso è invece Stefano Roncoroni figlio di una cugina di Majorana che studiò molto il caso del parente scomparso. Afferma di aver parlato con i parenti e aver saputo che Ettore era entrato in un convento per curarsi forse della tubercolosi (o forse perché omosessuale in un periodo in cui l’omosessualità non era tollerata); il fratello Salvatore lo aveva trovato già nel 1938 ma non era riuscito a convincerlo a tornare e Majorana era morto nel 1939. Roncoroni parla anche di una borsa di studio attivata grazie a una cospicua donazione da parte della famiglia Majorana. Il ringraziamento da parte dei gesuiti e la voglia di intitolare una borsa di studio a Ettore. Questo avveniva nel 1939 e, cosa da non sottovalutare, non si dedica una borsa di studio a un uomo suicida: quindi Ettore morì perché malato?
Ettore Majorana e l’ipotesi Americana
Se alcuni affermano che Majorana, sotto mentite spoglie, sia tornato in Germania per lavorare alla bomba atomica (molto fantasiosa come ipotesi) molti avvalorano la teoria che in realtà Majorana, abbia deciso di cambiare vita e andare a vivere nell’America del Sud. Molti, infatti, affermarono negli anni ’60 di aver incontrato un uomo dall’apparenza molto simile a Majorana. Un italiano emigrato in Venezuela, Fasani, affermava di aver frequentato negli anni ’50 proprio Majorana. Nel 2011 si aprì un fascicolo chiuso nel 2015: si stabilì, dopo aver sovrapposto una foto di Fasani con il suo amico e una foto di Ettore, che i volti combaciavano e si ritenne che, alla fine, il fisico, avesse deciso di emigrare in America perché non felice in Italia e di quello che stava facendo.
Tommaso Lipari
Ma la teoria più affascinante che attira di più e il senzatetto che girovagava per la Sicilia a partire dal secondo dopoguerra. L’uomo, Tommaso Lipari, si stanziò a Mazzara del Vallo e risolveva con facilità i problemi matematici degli studenti, aveva una cicatrice sulla mano simile a quella che aveva Ettore Majorana e possedeva un bastone con una data “5 Agosto 1906”. Ma la cosa curiosa fu che al suo funerale avvenuto negli anni ’70 c’erano tantissime persone (troppe per un vagabondo) e suonò anche la banda del paese…
Anche Paolo Borsellino che all’epoca procuratore di Marsala, si occupò del curioso caso appurando che un certo Tommaso Lipari era uscito dal carcere per un piccolo furto nel 1948. Confrontò le due firme che erano quasi identiche e arrivò alla conclusione che Lipari non era Majorana. Alcuni affermano che era strano che una persona come Majorana, studioso, sensibile, di una delle famiglie più influenti della Sicilia possa aver finito la sua vita da indigente.

Una Canzone per ricordarlo
Il mistero rimane: morto ammalato o suicida, ha terminato la sua vita in convento, nelle stradine di Mazzara del Vallo o in Venezuela? La storia di Ettore Majorana fa parlare ancora sia nei documentari, nelle riviste e nella letteratura. In maniera velata, se ne parla in una canzone di Colapesce/Di Martino, all’interno dell’album I Mortali. L’ultima traccia è intitolata proprio Majorana e cita un liceo. A Catania molti istituti, piazze e vie sono dedicate ai Majorana ma non sempre dedicate a Ettore, dato che, come scritto all’inizio, molti Majorana si sono distinti.
Ma la canzone dei due cantautori siciliani fa ricordare molto la storia di Ettore Majorana
“… Perciò mandiamo a fuoco questo liceo
Perché distrugge quello che creo
Io tengo stretto quello che è mio
Andiamo via sputando un addio
…
Non pensavamo fosse un addio
…
E fumavamo marijuana
Davanti all’Istituto Majorana
E anche tu scomparso da un po’
E anche io scomparso da un po’
Ed era una serata strana
L’estate ci sembrava più lontana
Siamo scomparsi troppo presto
Due lettere nell’universo“.
La canzone ha una melodia nostalgica. Ricorda i vecchi tempi del liceo, le amicizie destinate a dissolversi quando la vita prende binari diversi e magari ci si vede di rado. La gioia, la spensieratezza di quei giorni ormai lontani. La parola “scomparso”, “addio” “due lettere nell’universo” accostate al nome di Majorana fanno ricordare soprattutto un Majorana, proprio lui, Ettore.
Fonte: Ettore Majorana Wikipedia



